la proposta degli Ospedali Riuniti Praia a Mare - Scalea
Scritto da Scalea
Saturday 20 December 2008
Presentata la proposta degli Ospedali Riuniti Praia a Mare - Scalea
La proposta arriva congiuntamente da Forum del Mediterraneo, PD del circolo di Scalea e Verdi del Tirreno.
Appello per una riforma ospedaliera aperto a tutte le forze politiche ed ai Consigli Comunali .
Scalea - Si è svolta nella giornata di giovedì 18 dicembre la conferenza stampa congiunta organizzata dall'associazione Forum del Mediterraneo, dal Pd del Circolo di Scalea e dai Verdi del Tirreno, sulla proposta della riforma ospedaliera dell'ex ASL N.1 di Paola, da presentare al Direttore generale dell’ASP e al Presidente della Regione Calabria Agazio Loiero. (segue articolo e proposta allegata)
Sul Tavolo della conferenza, allestito presso la sala conferenze dell'Hotel Sea Breeze di Scalea, Ettore Biondi, presidente dell'associazione Forum del Mediterraneo, Massimo Sisinno, componente del forum della sanità nel PD e Palmiro Manco, portavoce dei Verdi del Tirreno, hanno esposto e chiarito il motivo della loro proponimento per il futuro della sanità nel comprensorio tirrenico e varato la proposta degli Ospedali Riuniti fra Praia a Mare e Scalea, andando anche ad evidenziare la possibilità di una valorizzazione delle strutture ospedaliere unite e a sottolineare l'enorme risparmio economico che si incentiverebbe se l'ASP di Cosenza accettasse le prerogative esposte dal disegno della proposta. La conferenza stampa inizia con l’introduzione di Palmiro Manco dei Verdi, che mette al centro dell’obiettivo le esigenze del territorio dell’alto tirreno e ricorda il percorso storico della proposta e i dilemmi che riguardavano e che sono ancora legate alle strutture ospedaliere di Scalea e Praia a Mare. Il presidente del Forum del Mediterraneo, Ettore Biondi, ha voluto stimolare l'opinione pubblica sulla questione preoccupante della chiusura degli ospedali e del servizio sanitario pubblico nei territori fra Tortora e Diamante, ringraziando infine, le amministrazioni comunali che stanno sostenendo questa proposta ed i partiti come Verdi e PD che sono stati sensibili a lavorare e rafforzare la stessa. Infine la parola è passata a Massimo Sisinno del Pd di Scalea, rappresentante del Forum Sanità del partito. Da subito i caratteri dello studio minuzioso relazionato da Sisinno sono passati alla necessità di razionalizzare il servizio sanitario distrettuale senza escludere mezze misure verso alcuni sprechi perpetrati dall'amministrazione sanitaria negli anni trascorsi. “La proposta degli Ospedali RiunitiPraia a Mare – Scalea”,- hanno dichiarato congiuntamente i relatori-, “è possibile. Basta semplificare alcuni servizi obsoleti all'interno dell'amministrazione sanitaria, tagliare gli sprechi come quello rappresentato dagli uffici amministrativi di Praia a Mare, locati in un edificio privato che costa ai cittadini 40.000,00 euro all'anno, (più altri fitti nel territorio) mettere in rete le prestazioni di base, investire in tecnologia su servizi di largo uso e puntare nella decentralizzazione d'eccellenza di alcuni servizi come, ad esempio, l’emergenza – urgenza, l'ausilio di una camera iperbarica nella zona che non esiste e altri servizi specificati nella proposta degli ospedali riuniti Praia -Scalea”. “Occorre che i cittadini vengano resi protagonisti del sistema”- ha dichiarato in sintesi Massimo Sisinno-, “ programmando sulla scorta dei bisogni di salute/malattia di ogni singolo territorio e non in base ai desiderata dei medici e del personale sanitario tout- court, o per assecondare il mercato. Nella proposta per gli Ospedali Riuniti Praia – Scalea abbiamo introdotto dei punti chiave che espongono la reale possibilità, non solo di unire i plessi delle due cittadine e garantire l'efficienza di tutti servizi nel territorio, ma vi è spiegato persino la metodologia che bisogna impiegare per razionalizzare la spesa, incentivare livelli tecnologici del servizio sanitario, risparmiando senza togliere niente al cittadino. La novità è anche l’istituzione della “Casa della Salute” nella struttura di Scalea. L’appello finale dei promotori cioè Verdi , Partito Democratico e del Forum Mediterraneo, è stata l’apertura della proposta senza steccati ideologici ma solo ed esclusivamente per i cittadini e per il nostro territorio. Per questo facciamo appello a tutte le forze politiche, ai sindacati, ai cittadini di appoggiare e far propria l'opportunità di questa proposta per il futuro della sanità nel nostro territorio”.
La redazione
PROPOSTA RELATIVA AL TERRITORIO EX ASL N° 1
OSPEDALI RIUNITI
PRAIA A MARE - SCALEA
Premessa.
Il SSN, creato nel 1978, si poneva un obiettivo ambizioso: “tutelare la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, perseguendo il superamento degli squilibri territoriali nelle condizioni socio-sanitarie del paese e assicurando condizioni e garanzie di salute uniformi per tutto il territorio nazionale”.
In altre parole si ponevano come imprescindibili tre obiettivi:
·Equità nell’accesso e nell’utilizzazione delle cure per tutti i cittadini;
·Onestà e correttezza nell’operare, eliminando ogni forma di corruzione;
·Efficienza ossia eliminazione della sostanziale inadeguatezza del sistema.
A trent’anni da quella data, pur in presenza di un sistema che viene collocato ai vertici delle classifiche mondiali, ci troviamo paradossalmente a fare i conti con una percezione, da parte dei cittadini italiani, di moderata o insufficiente soddisfazione, per un sistema in cui sprechi, inefficienze, disparità di trattamento, mancanza di trasparenza, corruzione sono all’ordine del giorno.
A questa regola non sfugge la sanità calabrese, terreno di scontro in cui convergono interessi estranei ai principi di una corretta gestione, inefficienze gravi e fenomeni corruttivi endemici.
Tutto ciò, rende non più dilazionabile la necessità di voltare pagina e portare avanti, senza infingimenti e con determinazione assoluta, il cammino della riforma del nostro modello di sanità regionale. Soltanto così è possibilesuperare: il malaffare e la malasanità, e dare efficienza ed efficacia al sistema ed affermare una logica che metta al centro del sistema il singolo cittadino ed il suo bisogno di salute
Le attese dei calabresi.
I calabresi, ma potremmo dire gli italiani tutti, si aspettano dal sistema sanitario la realizzazione di alcuni obiettivi essenziali:
·Rendere i cittadini protagonisti del sistema, programmando sulla scorta dei bisogni di salute/malattia di ogni singolo territorio e non in base ai desiderata dei medici e del personale sanitario tout- court, o per assecondare il mercato.
·Garantire il principio di equità nell’accesso ai servizi; soprattutto al sud la fruizione di un servizio è percepita come incapace di risolvere i problemi più gravi e oggetto di pratiche corruttive per il rapido accesso ad essi.
·Imporre onestà e correttezza nella gestione del sistema, la nostra regione vive una situazione di corruttela endemica, per come testimonia la cronaca quotidiana.
·Eliminare l’inefficienza del sistema. Vanno eliminati i servizi obsoleti, razionalizzata l’offerta, superate le velleità campanilistiche.
·Razionalizzare l’allocazione della spesa. Vanno eliminati gli sprechi e la programmazione va fatta in base ai cambiamenti del quadro epidemiologico e dando priorità alle fragilità emergenti.
E’ del tutto ovvio che questo breve elenco non esaurisce l’elenco delle criticità del sistema, tuttavia ci sembra che da esso non si può prescindere.
Allora, cosa si può fare?
Si rende necessario elaborare un modello che metta al centro la continuità dell’assistenza per garantire una reale presa in carico del cittadino. Tale modello deve fondarsi su tre elementi:
La centralità del cittadino e non della prestazione;
La persona nella sua globalità e non solo un corpo malato;
La relazione medico/paziente.
Per ottenere ciò è necessario sviluppare la medicina delle cure primarie (MCP).
La MCP deve:
garantire che si attivino dei percorsi assistenziali coordinati dal MMG (Medico di Base)
soddisfare tutte le prestazioni possibili nel territorio;
creare le condizioni per fornire anche le prestazioni più complesse a domicilio, se non si rendono necessarie tecnologie e competenze sofisticate.
La struttura organizzativa deputata a realizzare tutto ciò è il Distretto, le cui dimensioni non possono essere inferiori a sessantamila abitanti, salvo diversa indicazione della regione e chesi configura come “ centro di servizi e prestazioni, dove la domanda di salute è affrontata in modo unitario e globale ”.
Le sue funzioni sono:
assistenza primaria compresa la continuità assistenziale;
assistenza specialistica ambulatoriale;
servizi prevenzione e cura tossicodipendenze;
servizi consultoriali;
servizi per disabili e anziani;
ADI;
Servizi per HIV e patologie in fase terminale.
Organizzazione:
Direttore di Distretto;
Ufficio di coordinamento;
Comitato Sindaci di Distretto.
Programmazione:
Elaborazione del PAT: riferito alle attività di ogni distretto e alla localizzazione dei presidi e dei servizi sul territorio di competenza. E’ basato sul criterio della intersettorialità degli interventi poiché riguarda anche le attività e gli interventi socio-sanitari.
A livello distrettuale si realizza l’integrazione assistenziale socio-sanitaria.
Fonti normative: DPR 616/77, Lg 142/90, Lg 833/78, DLgs 502/92, DLgs 229/99, Lg 328/2000.
Strategia integrazione:
A livello istituzionale: Accordo di programma (definizione obiettivi, competenze, risorse, modalità,…).
A livello programmatorio: Piano di zona (definizione progetti obiettivo).
A livello organizzativo: Presa in carico integrata (assunzione di responsabilità per realizzare quanto previsto).
A livello finanziario: corretta imputazione ai fondi dei due comparti (sociale e sanitario) delle relative prestazioni.
Proposta operativa.
Per quanto attiene al territorio dell’ex ASL di Paola si propone di deliberare n° 2 Distretti, il primo per l’alto Tirreno (comuni da Tortora a Bonifati) ed il secondo per il medio basso Tirreno cosentino.
Il modello organizzativo è definito dalla normativa e ricordato in premessa.
Nel dettaglio si avanzeranno alcune riflessioni relativamente alle singole funzioni del Distretto.
In prima battuta si vuole avanzare, tuttavia, la proposta di avviare nella struttura ex-ospedaliera di Scalea, la sperimentazione di una Casa della Salute, secondo le linee guida ministeriali.
Passiamo ad esaminare le singole funzioni.
Assistenza primaria.
Si ritiene di dover puntare al superamento dell’isolamento del MMG (Medico di Base) e del MCA(Guardia Medica)e della parcellizzazione delle prestazioni mettendoli in rete tra di loro e con gli specialisti ambulatoriali e l’ospedale. I cittadini avranno la garanzia di essere visitati sempre da medici che conoscono la loro storia clinica. Potranno essere guidati ed assistiti nei loro percorsi assistenziali ed avere un’assistenza domiciliare appropriata. La Rete garantirà la ricomposizione dei processi di cura, attualmente frammentati, e li metterà a disposizione del SSN (sistema Sanitario Nazionale ).
Per ottenere ciò sarà necessario:
·Informatizzare il sistema e non fornire solamente di computer i servizi territoriali. Quindi mettere in rete.
·Creare una porta di ingresso del sistema: tale porta dovrà essere il MMG.
·Il MMG potrà in tal modo richiedere esami, prenotare visite, segnalare il grado di urgenza delle stesse ed avere sul suo computer le risposte dovute.
In questa prospettiva il medico di fiducia sarà il perno dell’assistenza ed il motore intorno al quale si muoverà la medicina del territorio, assumendo la funzione di garante dei processi di cura e dei percorsi di salute del singolo cittadino.
Assistenza domiciliare integrata. (ADI)
Si propone un modello funzionale integrato, caratterizzato dal punto di vista organizzativo dalla creazione di:
·Un Punto di accesso unico distrettuale.
·Un gruppo operativo di pronto intervento.
·Unità di valutazione, UVG e UVA
.
·Una cartella unica da conservare a domicilio dell’utente.
·Un case manager, quale responsabile del procedimento e garante amministrativo, operativo, della compatibilità risorse/risultati, della qualità dell’intervento in stretto collegamento con il MMG.
Il percorso assistenziale potrà essere attivato dal MMG e dal Medico ospedaliero attraverso una scheda ad hoc. Le richieste indirizzate al Punto unico di accesso saranno esaminate e a seguito di valutazione avviati i Piani di intervento individuali.
L’offerta assistenziale potrà essere indirizzata verso più sbocchi:
·Assistenza ambulatoriale;
·Assistenza domiciliare;
·Assistenza domiciliare integrata;
·RSA per ricovero temporaneo o permanente;
·Centro diurno;
·Day hospital;
·Ospedale di comunità.
L’ Assistenza domiciliare integrata potrà prevedere tre livelli di intervento.
Il primo livello, a bassa intensità assistenziale, sarà caratterizzato da:
·Operatori: MMG e un operatore;
·Casistica: patologie croniche lievi e acute lievi;
·Prestazioni: presenza domiciliare mensile MMG. Assistenza infermieristica settimanale o quindicinale, assistenza sociale professionale;
·Assistenza ota e osa
·Operatori: ass. sociale, ass. domiciliare, TdR, Medico di Distretto per eventuale prescrizione ausili a domicilio.
Il secondo livello o a media intensità assistenziale, sarà caratterizzato da:
·Operatori: MMG (1 accesso settimanale), e due operatori;
·Casistica: pz anziani in fase di riacutizzazione e/o soggetti sottoposti a dimissioni protette;
·Prestazioni: sanitarie e sociali;
·Operatori: ass. sociale ogni mese, ass. inf. e riab. 1 o più accessi settimanali.
Il terzo livello, ad alta intensità assistenziale, sarà caratterizzato da:
·Operatori: MMG, più operatori, medici specialisti;
·Casistica: pz in cure palliative, pz con Ins Resp., NAD, pz anziani e non affetti da demenza e con gravi disturbi comportamentali;
·Prestazioni: MMG accessi anche plurisettimanali, ass. inf. e riab. Giornaliera e/o plurigiornaliera, ass. sociale professionale, assistenza specialistica.
Assistenza specialistica ambulatoriale.
Garantire il più ampio ventaglio possibile di offerta specialistica (prevedendo anche la odontostomatologia, geriatria…) ed il collegamento in rete con i MMG.
Servizi consultoriali.
Per ogni Distretto sarà previsto un consultorio.
L’attività consultoriale si configura come “una equipe multiprofessionale cui è affidato il compito di assicurare il complesso degli interventi territoriali in ordine a tutela della salute della donna, dell’infanzia e della famiglia”.
I suoi operatori dovrebbero essere in ogni caso: ginecologo, ostetrica, psicologo, assistente sociale, pediatra, infermiere professionale, o assistente sanitario ed eventualmente neuropsichiatria infantile, dietista, educatore professionale.
Peculiarità del consultorio sono la funzione di accoglienza e presa in carico del problema e la specializzazione dell’offerta: materno - infantile, giovani o adolescenti, immigrati, menopausa.
Servizi per le tossicodipendenze.
Per ogni Distretto dovrà essere in funzione un Sert.
Compiti specifici del Sert saranno:
·la diagnosi, la cura e la prevenzione delle tossicodipendenze, in ogni contesto di vita, attivando ove necessario la collaborazione con i servizi consultoriali, i servizi di salute mentale e gli enti ed istituzioni coinvolti nella problematica.
Il Sert, ovviamente, si farà carico dei Progetti obiettivo “Alcool” e “Antifumo”.
Servizi di Salute Mentale.
L’organizzazione dei servizi destinati alla tutela della salute mentale farà perno sul DSM dell’ASP.
Le sue funzioni saranno:
·prevenire le situazioni di disturbo psichico;
·assicurare l’accesso ai servizi e la risposta a tutte le situazioni di disagio psichico e mentale, con specifica attenzione alla tutela della salute mentale nell’infanzia e nell’adolescenza;
·garantire la presa in carico e la continuità assistenziale e la risposta ai bisogni delle persone affette da disturbi mentali gravi, ad alto rischio di emarginazione sociale e cronicizzazione;
·assicurare il sostegno ai nuclei familiari degli utenti, collaborando per un graduale reinserimento del paziente nella famiglia e nella comunità di appartenenza;
·coinvolgere e garantire la partecipazione delle associazioni dei familiari.
·un CSM per ogni Distretto, garantendo l’apertura per 12/h giornaliere e per 6 giorni/settimana;
·un SPDC per ogni ambito territoriale di riferimento delle ex ASL, assicurando una copertura di posti letto di 1/10000 residenti, da raggiungere nell’arco temporale di tre anni;
·un day hospital, da allocare nell’ambito ospedaliero o extra-ospedaliero, per la presa in carico di utenti che necessitano di interventi di breve periodo;
·un Centro Diurno, da collocare nell’ambito del CSM distrettuale per la presa in carico di utenti che necessitano di interventi terapeutici e riabilitativi di lungo periodo, garantendo il suo funzionamento per 8/h giornaliere e per sei gg/settimana;
·almeno una struttura intermedia (comunità terapeutica, residenze protette,…) per ogni ambito territoriale di riferimento delle ex ASL, cominciando dalla messa in funzione delle strutture già completate e mai avviate (vedi S. Domenica T.),
La realizzazione di questi obiettivi richiede l’impegno di una quota adeguata di risorse finanziarie e l’adeguamento degli organici realizzando nell’arco di tre anni l’obiettivo di 1 operatore ogni 1500 residenti.
Emergenza - urgenza.
Organizzazione:
·sistema di allarme;
·sistema territoriale di soccorso;
·rete e presidi ospedalieri.
Articolazione:
·punti di primo intervento;
·PS ospedalieri;
·Dipartimento EUA di 1° e 2° livello.
Intervento assistenziale.
Punti Primo intervento: sono costituiti da strutture di PS territoriali residenziali o postazioni mobili. Hanno il compito di fronteggiare problemi minori, stabilizzano il malato e/o attivano il trasporto all’ospedale più idoneo.
Pronto soccorso ospedaliero: integrato nel servizio accettazione ospedaliera fornisce prestazioni ai soggetti in condizioni di urgenza, differibile o in emergenza. Devono essere supportati da servizi di base e specialistici sufficienti a garantire il primo accertamento diagnostico, strumentale e di laboratorio, il controllo delle funzioni vitali e gli interventi di stabilizzazione del paziente, nonché un eventuale trasporto protetto.
DEA di 1° livello: è collocato in ospedali dotati di servizi e competenze specialistici adeguati a fronteggiare situazioni complesse. Oltre al PS deve garantire nelle 24h gli interventi diagnostico-terapeutici di emergenza, l’osservazione breve e l’assistenza cardiologica e rianimatoria.
DEA di 2° livello: comprende oltre alle strutture del DEA di 1° livello specialità ad alta qualificazione (cardio e neuroCh., TIN, Ch. Vascolare e toracica).
Assistenza ospedaliera.
Sulla scorta della Proposta di Piano Sanitario, si ritiene necessario:
Razionalizzare ed adeguare alla nuova realtà epidemiologica la rete ospedaliera (eliminando i reparti fotocopia ed i reparti obsoleti);
Favorire l’adeguamento dell’offerta ospedaliera convenzionata alla nuova realtà epidemiologica, agendo in maniera flessibile e concertata sulla leva dell’accreditamento, per superare la standardizzazione dell’offerta;
Superare il modello di ospedale estensivo e favorirne la sua trasformazione in intensivo (ad alto contenuto tecnologico, sempre più luogo di cura per pazienti in acuzie e superacuzie, sempre meno dotato di posti letto per la degenza e sempre più dotato di posti letto per l’ospedalizzazione diurna e per l’emergenza);
Implementare il modello di ospedale a rete che prevede il collegamento tra una sede centraledi riferimento e più sedi periferiche per lo svolgimento di attività della stessa disciplina o della stessa area dipartimentale, a seconda del grado di complessità.
Adeguare le piante organiche alle reali necessità;
Superare il modello di organizzazione rigida in divisioni a favore di una articolazione più flessibile e centrata su una gestione modulare del posto letto.
Implementare gli istituti di day hospital e day surgery;
Incentivare la libera professione intramoenia.
Adeguamento del tempo assistenza nell’arco delle 12 h, per assicurare l’utilizzo a tempo pieno delle tecnologie più costose.
A titolo esemplificativo, facendo riferimento alla proposta di piano relativa alla rete ospedaliera dell’ex ASL di Paola sarebbe opportuno:
·Creare un’unica struttura ospedaliera, unificando i plessi già esistenti e prevedendo per la struttura di Scalea un’utilizzazione mirata, ampliando l’offerta di servizi.
·Accorpare le divisioni di medicina e chirurgia e tutte le specialità chirurgiche e mediche, che necessitano del supporto della rianimazione,in un unico plesso Creare un unico punto nascita ed una sola pediatria.
Diversificare l’offerta relativamente all’area medica e chirurgica nei singoli plessi, privilegiando le vocazioni individuali e di reparto e destinando, in ambito chirurgico, un plesso alla chirurgia di elezione.
Implementare l’ospedalizzazione diurna, prevedendo presso il plesso di Praia un’articolazione del reparto di Medicina in più moduli (un modulo di medicinae di geriatria per acuti ed un modulo di endoscopia digestiva), un day surgery oculistico ed un day hospital pediatrico.
Strutturare un’organizzazione modulare dei reparti di medicina e chirurgia, destinando posti letto alla ospedalizzazione diurna, alla cardiologia e ad una unità ictus.
Garantire la prosecuzione e l’ottimizzazione dell’osservazione breve, già avviata e del progetto relativo alla osservazione del dolore toracico e al percorso di assistenza e trattamento dell’IMA con trombolisi.
Per la struttura ex - ospedaliera di Scalea, verificare la possibilità di destinare parte dei locali ad attività mirate: convenzione con l’IDI, finalizzata alla creazione di un reparto di eccellenza, che azzeri la migrazione sanitaria nell’area delle patologie dermatologiche;attivazione della neuro riabilitazione, con specificità per l’età evolutiva; inoltre, in un’ottica di eliminazione degli sprechi, spostare i servizi amministrativi dai locali, in fitto, attualmente con sede in Praia a Mare.
Verificare la possibilità della collocazione di una Camera Iperbarica, per dare risposta alle patologie che possono trovare giovamento da questa tecnologia.
Tale proposta, tuttavia, risulterebbe monca se non avanzasse una ulteriore richiesta, che va nella direzione dell’implementazione della partecipazione del cittadino e della trasparenza del sistema.
La partecipazione.
La situazione attuale risulta essere caratterizzata da una direzione centralizzata e dirigistica che non tiene. In alcuna considerazione, le istanze dei cittadini e i loro bisogni.
La sanità si presenta agli occhi del cittadino come un sistema caratterizzato da un grosso deficit di trasparenza: l’aziendalizzazione non viene percepita e non è un modello di efficienza e di efficacia, ma, la centralizzazione burocratica di decisioni essenziali per la collettività e che ad essa appartengono.
La Conferenza dei Sindaci ha un ruolo, spesso rituale, presa com’è tra una DG onnipotente e il centralismo burocratico della Regione, che non si ferma agli atti di indirizzo ma interviene nella gestione stessa.
Per ovviare a tale situazione, è necessario chiedere che il Direttore Generale, ponga in discussione reale e non solo formale, nella Conferenza dei Sindaci, gli atti rilevanti per gli interessi dei cittadini, autolimitando il suo potere e vincolandosi alle comunità amministrate.
La Conferenza dei Sindaci potrebbe individuare materie ed argomenti che devono formare oggetto di consultazione.
Le associazioni dei cittadini devono essere consultate ed aiutate ad esercitare funzioni di ascolto, di critica e di suggerimento, prevedendone le opportune modalità, all’interno del Piano Aziendale.
La seguente proposta viene sottoscritta :
Associazione – Partito – Sindacato – Amministrazione